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Intervista Sindaco Alemanno

Sindaco Alemanno, completato l'iter costitutivo, finalmente possono partire le attività della “Fondazione Gabriele Sandri”, che ha Roma Capitale tra i soci fondatori. Perché il Campidoglio è voluto intervenire direttamente?


«Per noi il ricordo di Gabriele è particolarmente caro. Per due motivi: una per una rivendicazione di giustizia e verità, per qualsiasi cittadino italiano. La seconda è per quello spirito di lealtà e serenità che trasparivano da Gabriele. Dobbiamo ringraziarlo perché nella sua breve vita ha dato un  esempio luminoso. Per questo lo vogliamo ricordare per sempre. La partecipazione di Roma Capitale al Comitato prima e alla Fondazione poi, va proprio in questa direzione. Abbiamo deciso di essere parte attiva anche con l’affidamento della casina di Piazza della Libertà, luogo simbolo di quella lazialità tanto cara proprio a Gabriele e l’inaugurazione a Balduina del Parco a lui dedicato, iniziative che abbiamo portato avanti anche grazie al forte impegno del Delegato alle Politiche Sportive, Alessandro Cochi».

 

 

Secondo lei, in quale direzione dovrebbe muoversi la “Fondazione Gabriele Sandri” e quale ruolo potrebbe rivestire tra tifosi e Istituzioni?

 

«Gabriele aveva tante passioni: lo sport, la Lazio, la musica, più in generale le realtà aggregative. Anche dal giorno della sua morte, Gabbo ha continuato ad aggregare e non a dividere: tifoserie, ragazzi, politici e media. E’ unica la capacità di unire nel suo ricordo. La Fondazione ha la capacità, oggi, di riuscire a entrare nei cuori e nelle coscienze soprattutto dei più giovani trasmettendo quei sani principi dei quali Gabriele era portatore».


Nel primo Consiglio di Amministrazione, insieme ad un concorso per Dj è stato deliberato un ambizioso progetto dal titolo “Festival della Cultura del Calcio”, rassegna annuale di preservazione culturale e di memoria storica dello sport più amato dagli italiani.

 

«Queste iniziative rientrano esattamente in quegli obiettivi che la Fondazione deve porsi. I giovani hanno bisogno paritariamente di cultura e di principi. Ed hanno bisogno anche di chi possa trasmetterli con successo. Sulle sue spalle la Fondazione ha un compito particolarmente importante. Ho fiducia nella famiglia Sandri che in questo lungo periodo ha mostrato una forza e una determinazione non comuni. Vedendo i genitori e il fratello posso ben capire quale splendida persona potesse essere anche Gabriele».


L'ultima domanda esula dalle azioni statutarie della fondazione, richiamandosi invece alla tragedia dell'11 novembre 2007: cosa insegna la vicenda del delitto Sandri al mondo del calcio, ma soprattutto alla società civile? Quale messaggio lascia Gabbo a sportivi, cittadini e giovani?

 

«Che la giustizia e la verità vanno perseguite con tenacia proprio perché il cittadino rafforzi la propria fiducia nelle Istituzioni. Io credo che Gabriele possa essere elevato a esempio per la nostra città. Gabriele rappresenta un modello di tifoso sano e sorridente che deve essere indicato ai giovani. Gabriele era un ragazzo semplice, amico di tutti: la mamma mi disse che non è riuscita a trovare una sua foto in cui lui non fosse sorridente: questa immagine è proprio quella da dare ai giovani».

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