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Giancarlo Abete, Presidente FIGC

Presidente Abete, completato l'iter costitutivo, finalmente possono partire le attività della “Fondazione Gabriele Sandri”, che ha la FIGC nel proprio direttivo.

Perché la Federazione è intervenuta in questo nuovo ente no profit?

La Federcalcio ha scelto di far parte della Fondazione per offrire il proprio contributo a tenere vivo il ricordo di un giovane tifoso la cui tragedia ha suscitato profonda emozione in tutto il mondo del calcio.

Siamo convinti che, proprio nel nome di Gabriele, si possano sostenere iniziative finalizzate a promuovere l’aggregazione fra i tifosi concorrendo così a contrastare ogni forma di violenza.

Secondo lei, in quale direzione dovrebbe muoversi la “Fondazione Gabriele Sandri”?


La Fondazione Sandri può e deve diventare uno strumento in più per far crescere la cultura del tifo positivo, quello fatto di passione, divertimento, emozioni e fedeltà e al tempo stesso promuovere un messaggio positivo e di distensione tra tutti coloro che fruiscono, anche da sponde opposte, dello spettacolo calcistico. Saranno innanzitutto la Famiglia Sandri e poi tutti gli altri soci fondatori, compresa la Federcalcio, ad indicare il percorso attraverso il quale ricordare Gabriele e conseguire gli obiettivi istituzionali che la Fondazione si è data.

 

Quale ruolo potrebbe rivestire nel rapporto tra tifosi e istituzioni del calcio?


La Fondazione Sandri può aiutarci a far crescere la cultura sociale del calcio e migliorare il rapporto tra le istituzioni sportive ed i tifosi, tra i quali oggi c’è una distanza che dobbiamo cercare, tutti insieme, di colmare. I soggetti istituzionali dovranno prestare maggiore attenzione alle esigenze dei tifosi e questi ultimi dovranno maturare la consapevolezza che le istituzioni non sono soggetti di parte ma garantiscono il rispetto delle regole e l’equilibrio tra tutte le componenti del calcio.


Nel primo Consiglio di Amministrazione, insieme ad un concorso per Dj è stato deliberato un ambizioso progetto dal titolo “Festival della Cultura del Calcio”, rassegna annuale di preservazione culturale e di memoria storica dello sport più amato dagli italiani. Cosa ne pensa?


Il “Festival della cultura del calcio” potrebbe essere un’opportunità per far crescere quei valori culturali ed educativi che il calcio deve sostenere. E’ necessario però studiare con attenzione gli aspetti operativi di una iniziativa molto impegnativa, che richiede un’adeguata programmazione .

L'ultima domanda esula dalle azioni statutarie della fondazione, richiamandosi invece alla tragedia dell'11 Novembre 2007: cosa insegna la vicenda del delitto Sandri al mondo del calcio, ma soprattutto alla società civile? Quale messaggio lascia Gabbo a sportivi e giovani?


La tragedia di Gabriele deve servire oggi a promuovere un’evoluzione culturale nel calcio italiano che la Federcalcio vuole accompagnare con il proprio impegno all’interno della Fondazione, rivolgendosi direttamente ai giovani e in particolare ai tifosi e facendosi interprete di valori positivi. Le iniziative che saranno promosse, dunque, potranno aiutarci a conservare la memoria perenne di Gabriele, a incoraggiare la cultura della convivenza, del rispetto reciproco e della legalità, a ricordare il valore della vita. Tutti insieme, ognuno secondo il proprio ruolo, possiamo fare in modo che tragedie del genere non accadano più.

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