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Giuliano, ci risiamo...

E si, a quanto pare ci risiamo,  sembra infatti  che i signori, chiamati a dirigere il sistema calcio,  vengano da Marte.

Ci chiediamo se non sappiano perfettamente nulla di ciò che accade nelle serie minori...dove per  serie minori intendiamo tutte le categorie, quindi non solo “eccellenza” o  "promozione" ma anche i settori  giovanili come  giovanissimi, esordienti  fino ad arrivare  ai teneri pulcini. Osservando proprio queste ultime categorie, dove si formano i futuri calciatori,  è possibile comprendere l’origine di questa carica di antisportività.

Immaginiamo che scoprire che siano proprio i genitori di bambini di poco più di 10 anni ad incitare alla violenza, favorendo simulazioni ed inganni di ogni genere, sempre pronti  a sbraitare contro arbitro e avversari al sorgere del primo pretesto utile, dovrebbe aprire una seria riflessione sui valori  che vengono trasmessi ai ragazzi. Comprendendo quindi  che lo spessore morale prima che tecnico degli allenatori così come quello di padri e madri asserragliati dietro i campi da gioco ha un'importanza assoluta.

Abbiamo sempre sostenuto che il principio dell'anti è  il più facile da sposare se non seguito da una cultura sportiva che derivi prima di tutto dall'educazione. Ora nell'era di youtube fanno scalpore le immagini di quella partita tra dilettanti, non vogliamo immaginare cosa accadrebbe se d'improvviso si scoprisse che quelle immagini sono quasi all'ordine del giorno nelle categorie non visibili...

Non meravigliamoci per questo episodio ma soprattutto non limitiamoci a rapide quanto superflue e retoriche critiche da pubblicare a quattro colonne, non è così che si può arginare il fenomeno negativo, cerchiamo piuttosto  di produrre iniziative valide, reali, efficaci,  anche nello sport.

Non lo si scopre certo ora che lo sport possa essere inteso come metafora della vita, preparando i più giovani ad affrontare le difficoltà che immancabili si presenteranno nel corso della loro crescita. E' importante che comprendano da subito che la via più breve, che le scorciatoie dell'inganno e del comportamento aggressivo, porteranno a produrre sempre conseguenze negative, sbagliate e che il fine ultimo della loro attività ricreativa, non è il risultato ma il miglioramento di se stessi. Ogni piccolo atleta che migliora nell'etica sarà un futuro uomo migliore nella società.

Non dimentichiamo quindi l'importanza degli esempi, il ruolo di educatore non è monopolio  del solo genitore., ma è anzi attribuibile anche a quei punti di riferimento rappresentati dal mondo del professionismo sportivo. Come Fondazione, auspichiamo per ciò che possa essere  fonte di riflessione la presa di posizione del Presidente Malagò sulla tessera del tifoso ( l'ha criticata ) così come sulle responsabilità di chi rappresenta a livello istituzionale il calcio. Prima di scaricare le responsabilità solo sui tifosi, tutti, indiscriminatamente, pensiamo al perché si sia arrivati a tale esasperazione. Se gli esempi sono cattivi è difficile che possano maturare buoni frutti...

L'uomo ideale non può essere prodotto dalla tastiera di un computer o con un comunicato stampa, non possiamo pretendere giustizia se non si investe nella comprensione delle cause che portano a casi limite come quello di Giuliano. E' sbagliato  pensare di poter riempire  gli spalti con elementi neutri, la cui correttezza venga poi valutata in base al principio della visibilità. Nei campi delle serie minori, ribadiamo, gli scontri sono frequentissimi da anni, non fingiamo quindi che il problema sia nato oggi solo perchè apparso sui media. Non si può strumentalizzare sempre e solo il tifoso, difendendoli per  il loro potenziale economico come utenti e compratori di biglietti,  dimenticandoli quando invece andrebbero difesi ( v. Vienna ) . È comprensibile il timore di veder disperdersi l'unico vero carburante del sistema calcio ma allora che si prenda  coscienza della necessità di un cambiamento radicale di questo sistema malato.

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"Concordia parvae res crescunt"

In occasione del prossimo anniversario della nascita della S.S. Lazio, in collaborazione con il Centro Studi Nove Gennaio Millenovecento e con il Progetto Enciclopedico sulla S.S. Lazio di Lazio Wiki, la Fondazione Gabriele Sandri, dall'8 Gennaio 2014, ospiterà la mostra "Piazza della Libertà,  9 Ragazzi un sogno dal 1900" nei locali della Fondazione siti nell'omonima piazza.

Ferme restanti le nostre posizioni già ampiamente espresse, in merito alle poco chiare vicende legate alla trasferta di Varsavia, che continuano a produrre conseguenze restrittive per alcuni sostenitori romani, condividiamo la scelta della Presidenza Generale della Società Sportiva Lazio (che patrocina la mostra), di non dare luogo ai classici festeggiamenti previsti per il 9 Gennaio.


In attesa di ricevere spiegazioni chiare e coerenti dalle nostre e polacche istituzioni, continueremo a condividere il motto della Polisportiva, esprimendo solidarietà ai ragazzi ancora trattenuti fuori dal nostro paese.

 

Riportiamo quindi il comunicato ufficiale redatto dalla Presidenza Generale a firma di Antonio Buccioni.


 


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Coppa o colpa ...Europa

 

Che la Fondazione sia nata con lo scopo di onorare la memoria di Gabriele attraverso iniziative volte ad esaltare i valori buoni dello sport non ci esime da valutare quanto accade nel nostro Paese, stretto in una morsa di una crisi senza fine che attanaglia sempre di più le famiglie italiane.
L'Europa è tutt'altro che unita ed evidentemente, l'unione solo monetaria serve a ben poco, anzi sembra essere al servizio di un ristretto numero ( uno?! ) di Stati membri. Questa digressione socio-politica, che meriterebbe ben altro approfondimento, tuttavia, si ricollega a quanto è accaduto e sta ancora accadendo in Polonia con i tifosi della Lazio, detenuti per schiamazzi e adunata sediziosa mentre si stavano recando allo stadio di Varsavia;  ma è allo stesso tempo ricollegabile alla protesta dei cd. forconi, ( infiltrata come vuole la vulgata comune, dai sempre detestabili ultras buoni per  ogni occasione in cui la violenza di piazza debba essere condannata ); ed infine è legata a filo diretto con la sanzione pecuniaria  comminata alla Juve per le parolacce proferite dai suoi giovani tifosi durante la gara disputata all'Olimpico di Torino contro l'Udinese.

Tutti e tre gli argomenti hanno quindi  uno stesso comun denominatore, anche se differenti sono i modi e i tempi. Questo punto in comune si chiama Europa.

Quello che è avvenuto in Polonia e, purtroppo non ancora terminato, è semplicemente inaccettabile. E' inaccettabile che un paese aderente alla Comunità Europea sia poco uniformato alle regole di uno Stato di diritto ma sembri ancora permeato da quelle di uno Stato totalitario. Sul punto ci auguriamo che questa incresciosa vicenda che ha visto coinvolti più di 150 nostri concittadini non finisca a tarallucci e vino ma venga , di contro, attentamente valutata dai nostri rappresentanti istituzioanali.
Dovranno essere studiati ad uno ad uno i  provvedimenti che hanno privato della libertà tante persone, dovranno emergere prove o gravi indizi, dovrà essere esaminato il rispetto delle garanzie difensive da parte delle autorità polacche. Sicuramente sarà così, anche perchè se ciò non avvenisse sarebbe l'Italia ad uscirne umiliata e non solo i "tifosi".
Il movimento dei "forconi" non può poi  essere liquidato come becera protesta portata avanti da soggetti poco raccomandabili sostenuti "dall'infiltrato speciale", l'ultras assoluto..., come se gli ultras, concetto che abbiamo sempre sottolineato, fossero un'entità astratta e completamente scollegata dal tessuto sociale, come se costoro fossero marziani venuti da chissà dove, come se non fossero cittadini come gli altri.
Forse  questi superficiali commentatori non si sono resi conto che ciò che anima questa protesta è l'esasperazione di chi non avverte più lo Stato come garante dei più elementari diritti  ma solo come soggetto asservito ad un potere invisibile ma ben presente quando deve esigere le sue entrate rigorose.
Questa protesta deve essere ascoltata perchè è senza bandiere, non ha nessun colore di partito e tantomeno di fazioni ultras, questa manifestazione di piazza rappresenta una novità nel panorama politico italiano e sarebbe un grave errore volerla considerare illegittima o priva di contenuti.

La ciliegina sulla torta viene posata con l'ipocrisia della multa inflitta alla Juve per gli improperi dei bambini.Tutto questo ossequio alle disposizioni UEFA ci sembra esagerato soprattutto perchè non si può pretendere dai più giovani un comportamento esemplare quando gli esempi sono adulti esagitati che alle partite della scuola calcio inveiscono contro l'avversario, l'arbitro, e l'allenatore della propria squadra che non fa giocare il figlio.
Consapevoli dei nostri limiti,riconoscendoli e cercando di superarli, ma anche e soprattutto della nostra forza potremmo vincere più coppe europee, non solo di calcio ma per riuscirci è necessaria unità di intenti, cementati da valori condivisi e non imposti davanti all'obiettivo di una telecamera.

 

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Tifoso o cittadino

Le notizie che vorticosamente   ci sono giunte dalla  Polonia, una volta diradato il fumo mediatico ed ascoltate alcune testimonianze dirette, ci hanno fornito numerosi spunti di riflessione che proveremo a tradurre in punti di domanda. Interrogativi a cui dovranno preoccuparsi di dare risposta i rappresentati delle istituzioni, in particolare del Ministero degli Esteri italiano e polacco.

Alla Farnesina rivolgiamo la richiesta di spiegazioni, senza inasprire i toni, perché non nei nostri modi ma anche  per  evitare spiacevoli ma spesso umane reazioni prive di impersonale giudizio.  Quella impersonalità che appunto si ritiene essere caratteristica fondante di uno Stato che come priorità assoluta ha quella di tutelare i suoi cittadini, garantendo loro il civile riconoscimento dei diritti di cui godono, sia sul suolo patrio che lontano da esso.

Usando un briciolo di buon senso, non una quantità eccessiva, ma un briciolo appunto, ci si dovrebbe aspettare che un numero così eccessivo di connazionali tratti in stato di arresto, rappresenti  una anomalia così particolare da suscitare un minimo di curiosità non solo nei tifosi di calcio ma anche negli uffici di quell'edificio che per ironia della sorte è ubicato ad un passo dallo stadio olimpico di Roma. L'andamento di questa vicenda anomala,... purtroppo ci costringe a prendere atto, non senza una modica dose di amarezza, che la discriminazione esiste davvero, e nella fattispecie riguarda la distinzione tra il normale e quindi libero cittadino ed il tifoso calcistico.

Quanto avvenuto nella comunitaria Polonia, è stato un abuso gravissimo, compiuto  da parte delle forze dell'ordine e confermato dalle autorità giudiziarie nei confronti dei tifosi italiani che in gruppo si recavano normalmente allo stadio. Abuso reso possibile dallo status di "tifosi" che in questo caso significa ultimo cittadino, significa debole, significa passibile di trattamenti irregolari proprio perchè ai danni di chi non ha difensori, di chi non dispone quindi delle stesse attenzioni da parte di chi è chiamato a rappresentarli. Siamo in presenza di una disparità di trattamento da un lato e di attenzioni dall'altro che può costituire  un pericoloso precedente.

Prima che lo faccia qualche scienziato della comunicazione di massa, ci permettiamo di invitare la comunità intera ad evitare qualsiasi paragone con i trattamenti ricevuti dai supporters della nazionale d'oltre mainica nella stragrande maggioranza delle nazioni che ospitano un incontro calcistico che vede l'Inghilterra scendere in campo. Se è infatti normale che le forze dell'ordine intervengano in casi di incidenti scatenati dai tifosi è altrettanto vero che non vada loro torto neanche un capello se questi si comportano nel rispetto delle regole, e non sono di certo gli "schiamazzi" (vedi Corriere della sera di oggi ndr)  diurni per giunta a rendere lecito un provvedimento cautelare così aspro e così esteso nel numero.

Che qualcuno ci spieghi insomma ma soprattutto che qualcuno batta i pugni sul tavolo delle autorità polacche,  e che questa triste vicenda non cada nel dimenticatoio, almeno  non prima che l'ultimo dei sostenitori laziali, abbia fatto  ritorno a casa.

Auspichiamo quindi che i parlamentari europei italiani propongano una interrogazione parlamentare in cui si chiedono risposte e misure riparatorie per l'inaccettabile abuso perpetrato ai danni dei nostri concittadini.

Che si dimostri quindi che non vi è alcuna discriminazione nè disparità di trattamento se si è tifosi  o non lo si è.

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